Abbiamo immaginato il ‘viaggio’
di una scultura di ghiaccio di Pampeago
che si scioglie e fluisce nel ruscello.
Quindi, raggiunge il mare
e torna a riaffacciarsi in Val di Fiemme,
sotto forma di nuvola,
con le stesse sembianze della scultura.
Ecco cinque immagini inspirate a un pensiero
di Arnoldo Mosca Mondadori,
un grande amico di Alda Merini
“… le sculture verranno abbracciate dalla natura e scompariranno.
Lentamente scenderanno con i fiumi nei mari:
le parole di Alda, il ghiaccio di Marco, insieme, in altri silenzi”.
Arnoldo Mosca Mondadori
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“Viaggio” di un’opera d’arte di ghiaccio della mostra “Nel cerchio di un pensiero” (dicembre 2011) che Marco Nones ha dedicato alla poetessa Alda Merini nella galleria RespirArt.
Più penso alla land art e più mi sembra un’espressione tutt’altro che effimera.
Niente è più solido e persistente della continua metamorfosi.
Beatrice Calamari
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Info su marconones
Marco Nones è nato a Rheinfelden, in Svizzera, il 19 febbraio 1966. All’età di cinque anni si è trasferito in Val di Fiemme, fra le Dolomiti del Trentino, nella terra natia dei suoi genitori. Ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza a Castello di Fiemme, dove ha appreso dal nonno paterno l’amore per il legno e i primi rudimenti artistici dell’arte scultorea. Nel 1984 si è diplomato all'Istituto Statale d'Arte di Pozza di Fassa. Quindi, si è trasferito a Cavalese, dove vive e opera tutt’oggi.
Già alla fine degli anni Novanta è riuscito ad affermarsi con la scultura di radici di cirmolo, una pianta montana d’alta quota. Sono le linee contorte e le nodosità di questi monumenti naturali che hanno suggerito all’artista i soggetti da affrontare, con interventi essenziali che lasciano prevalere le asperità e la rudezza della materia. Fra i boschi della Catena del Lagorai l’artista ha accarezzato con lo sguardo una radice dopo l’altra. Le sue sculture sono nate da un rispettoso ascolto delle loro forme. Forme che il suo scalpello ha assecondato o esasperato, fino a liberare immagini poetiche come lo sfarfallio delle ali di un angelo e il tormentato fluttuare delle anime di Paolo e Francesca.
L’esclusività e la particolarità delle sue opere gli hanno consentito di poter esporre nel corso degli anni in mostre e location importanti, fra cui Assisi, Catania, Lugano, Genova, Roma, Milano, Venezia.
Fra i momenti che Marco Nones ricorda con intensa emozione, quello della consegna al Dalai Lama, in visita a Rovereto nel 2001, dell’opera “La speranza del Tibet”, raffigurata con il volo mistico di un falco.
“L’angelo in radice” di Marco Nones è esposto dal 2004 in Vaticano, nel foyer di Sala Nervi.
Nel marzo 2008 ha proposto 25 opere con il tema della vita di Gesù nel contesto unico ed esclusivo della Sagrestia del Bramante della Basilica Santa Maria delle Grazie a Milano, in occasione della mostra “Le radici del sacro”, fortemente voluta dai Padri Domenicani.
Definirlo uno “scultore del sacro”, però, è alquanto riduttivo. A meno che non si estenda il concetto di “sacro” ai semplici gesti quotidiani che celebrano la bellezza della vita. Per l’artista di Cavalese può esprimere sacralità una mano che sfiora il grembo materno. Così come l’inebriante rilassamento di un volto che si abbandona alla luce. Un intreccio di sguardi. Un abbraccio. O la tensione emotiva di un uomo che esplora la sua inquietudine.