Lingotti di ghiaccio Goldenpoint

Mi è sembrata subito un’idea ”freschissima” (in tutti i sensi) quella dell’agenzia MagillaGuerrilla di Bologna. I suoi creativi avevano scoperto sul web la mia scultura di ghiaccio che raffigurava una nota musicale. L’avevo creata per gli amici del Dolomiti Ski Jazz. Così, mi hanno chiamato per realizzare un’iniziativa pubblicitaria dell’azienda di moda mare, intimo e calze Goldenpoint.

Ho realizzato 32 lingotti di ghiaccio. Grazie alla collaborazione del Ristorante El Molin e della Gelateria Tre Valli di Cavalese, sono riuscito a congelarli e a trasportarli fino a Gardaland. Mi sembrava di viaggiare con un furgone portavalori…

L’evento LO SGRIGNO DI GHIACCIO GOLDENPOINT si è svolto sabato 16 giugno 2012 nel cuore dell’immenso parco divertimenti.

Ogni lingotto conteneva un costume della collezione estiva Goldenpoint. L’installazione artistica ha attirato molte persone. I creativi della MagillaGuerrilla hanno invitato i presenti a rompere i lingotti per vincere i costumi che custodivano. I partecipanti avevano a disposizione sale, acqua e diversi grattini. Ho visto in poco tempo le mie opere disintegrarsi… Ma è stato divertente.

Si sono formate squadre agguerrite, tra famiglie e compagnie di amici.

Ridendo e scherzando, un’azienda leader ha letteralmente ”rotto il ghiaccio” con nuovi potenziali clienti. 

Geniale!

Un gioco da “brividi“ ha quindi  invitato altri visitatori di Gardaland a indossare costumi congelati per piu’ di 30 secondi…  In palio c’erano proprio i costumi. Pelle d’oca! E tante risate!

Marco Nones 

 

 

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Info su marconones

Marco Nones è nato a Rheinfelden, in Svizzera, il 19 febbraio 1966. All’età di cinque anni si è trasferito in Val di Fiemme, fra le Dolomiti del Trentino, nella terra natia dei suoi genitori. Ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza a Castello di Fiemme, dove ha appreso dal nonno paterno l’amore per il legno e i primi rudimenti artistici dell’arte scultorea. Nel 1984 si è diplomato all'Istituto Statale d'Arte di Pozza di Fassa. Quindi, si è trasferito a Cavalese, dove vive e opera tutt’oggi. Già alla fine degli anni Novanta è riuscito ad affermarsi con la scultura di radici di cirmolo, una pianta montana d’alta quota. Sono le linee contorte e le nodosità di questi monumenti naturali che hanno suggerito all’artista i soggetti da affrontare, con interventi essenziali che lasciano prevalere le asperità e la rudezza della materia. Fra i boschi della Catena del Lagorai l’artista ha accarezzato con lo sguardo una radice dopo l’altra. Le sue sculture sono nate da un rispettoso ascolto delle loro forme. Forme che il suo scalpello ha assecondato o esasperato, fino a liberare immagini poetiche come lo sfarfallio delle ali di un angelo e il tormentato fluttuare delle anime di Paolo e Francesca. L’esclusività e la particolarità delle sue opere gli hanno consentito di poter esporre nel corso degli anni in mostre e location importanti, fra cui Assisi, Catania, Lugano, Genova, Roma, Milano, Venezia. Fra i momenti che Marco Nones ricorda con intensa emozione, quello della consegna al Dalai Lama, in visita a Rovereto nel 2001, dell’opera “La speranza del Tibet”, raffigurata con il volo mistico di un falco. “L’angelo in radice” di Marco Nones è esposto dal 2004 in Vaticano, nel foyer di Sala Nervi. Nel marzo 2008 ha proposto 25 opere con il tema della vita di Gesù nel contesto unico ed esclusivo della Sagrestia del Bramante della Basilica Santa Maria delle Grazie a Milano, in occasione della mostra “Le radici del sacro”, fortemente voluta dai Padri Domenicani. Definirlo uno “scultore del sacro”, però, è alquanto riduttivo. A meno che non si estenda il concetto di “sacro” ai semplici gesti quotidiani che celebrano la bellezza della vita. Per l’artista di Cavalese può esprimere sacralità una mano che sfiora il grembo materno. Così come l’inebriante rilassamento di un volto che si abbandona alla luce. Un intreccio di sguardi. Un abbraccio. O la tensione emotiva di un uomo che esplora la sua inquietudine.

  1. Paolo

    Sono io che ho rotto il ghiaccio quello con la bandana in testa.

    saluti Paolo da Alessandria

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