Quando un’opera d’arte dura il tempo di un tramonto, sul mare

Ho lasciato per una settimana le mie Dolomiti trentine, plasmate dal mare,  per dedicarmi alle opere d’arte scolpite dal mare e restituite alle spiagge della costa tirrenica della Calabria. Ho raccolto canne di bambù, radici e rami di eucalipto portati dalle onde sulla spiaggia del villaggio Le Dune Blu di San Ferdinando. Venerdì 6 luglio, ho appoggiato sul tramonto l’opera UOVA D’ACQUA, realizzata con il ghiaccio.

Ho immaginato così la nascita di questo elemento primordiale che ha dato vita alla vita. Le uova di ghiaccio si sono dissolte sulla sabbia, ritornando al mare.  L’installazione artistica di land art è durata solo il tempo di un tramonto, su Stromboli.

Marco Nones

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA

 

Venerdì 6 luglio,

la spiaggia del villaggio Le Dune Blu di San Ferdinando

 ha ospitato la performance artistica di Marco Nones

“Uova d’acqua”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marco Nones è stato protagonista della performance artistica “Uova d’acqua”, sulla spiaggia del villaggio Le Dune Blu di San Ferdinando in provincia di Reggio Calabria, venerdì 6 luglio. Ispirandosi alla filosofia della land art, che invita a creare opere d’arte nella natura per la natura, l’artista trentino ha appoggiato otto uova scolpite nel ghiaccio su intrecci di  canne di bambù portate dal mare. La suggestione visiva, creata in contro luce, invitava a osservare la dissolvenza di un’opera d’arte destinata a durare “il tempo di un tramonto”. Le uova d’acqua, sciogliendosi sulla linea di un orizzonte infuocato, hanno meravigliato ed emozionato un pubblico che ha subito compreso il significato di questa particolare espressione artistica.

Il Presidente del Consiglio della Provincia di Reggio Calabria, Antonio Eroi, in segno di ammirazione e riconoscenza ha consegnato una targa a Marco Nones “per la sensibilità di Uomo e per la sua magica installazione artistica”. Un’atra targa è stata donata a Isabella Tavella,  direttrice del resort Le Dune Blu “per la qualità della sua proposta turistica offerta alla Provincia anche con la presenza dell’artista Marco Nones”. Alla performance, presentata dal giornalista Antonino Massara, hanno partecipato l’Assessore alla Cultura e alla legalità della Provincia di Reggio Calabria Eduardo Lamberto Castronuovo e alcune autorità locali.

L’artista, celebre per l’opera di land art Dna Sella, realizzata perla Manifestazione internazionale Arte Sella 2010, ha fondato nel 2011 la galleria d’arte a cielo aperto RespirArt Pampeago, in Val di Fiemme, fra le Dolomiti del Trentino.

La land art invita a realizzare opere d’arte ‘utilizzando i doni della natura (rami, sabbia, pietre, foglie, acqua, ghiaccio). Le opere vengono quindi abbandonate affinché gli agenti atmosferici possano continuarle, plasmandole. Questo movimento artistico celebra le mutevolezza della natura e invita l’uomo a rilassarsi nel continuo cambiamento che la vita propone, fino a riprendersi tutto. 

Marco Nones, conosciuto anche per aver dedicato la mostra di ghiaccio ‘Nel cerchio di un pensiero’ alla poetessa Alda Merini, è ora attratto dalla costa tirrenica della Calabria, dalle dune di sabbia, dai graniti, dai legni scolpiti dal mare e dai tramonti infuocati.

Quasi a sfidare le alte temperature estive, l’artista ha ideato l’opera ”Uova d’acqua” per ricordare la nascita di questo elemento primordiale che ha dato vita alla vita. Ecco quindi uova cristalline appoggiarsi delicatamente all’orizzonte, con un’opera che è durata solo il tempo di un tramonto e, dissolvendosi, è ritornata al mare. Le fotografie di questa installazione saranno esposte in mostre d’arte internazionali.

Il villaggio Le Dune Blu Resort, che propone ogni estate escursioni creative di land art, quest’anno, nell’ambito della nuova filosofia di vacanza creativa, ha ospitato quindi anche un’originale performance artistica. 

L’evento ha voluto creare un dialogo fra le opere d’arte naturali che il mare della Calabria modella e restituisce al candore delle spiagge e le guglie dolomitiche del Trentino, Patrimoni Naturali dell’Umanità, anch’esse plasmate dal mare milioni di anni fa.

Beatrice Calamari – Ufficio Stampa

 

 

 

 

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Info su marconones

Marco Nones è nato a Rheinfelden, in Svizzera, il 19 febbraio 1966. All’età di cinque anni si è trasferito in Val di Fiemme, fra le Dolomiti del Trentino, nella terra natia dei suoi genitori. Ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza a Castello di Fiemme, dove ha appreso dal nonno paterno l’amore per il legno e i primi rudimenti artistici dell’arte scultorea. Nel 1984 si è diplomato all'Istituto Statale d'Arte di Pozza di Fassa. Quindi, si è trasferito a Cavalese, dove vive e opera tutt’oggi. Già alla fine degli anni Novanta è riuscito ad affermarsi con la scultura di radici di cirmolo, una pianta montana d’alta quota. Sono le linee contorte e le nodosità di questi monumenti naturali che hanno suggerito all’artista i soggetti da affrontare, con interventi essenziali che lasciano prevalere le asperità e la rudezza della materia. Fra i boschi della Catena del Lagorai l’artista ha accarezzato con lo sguardo una radice dopo l’altra. Le sue sculture sono nate da un rispettoso ascolto delle loro forme. Forme che il suo scalpello ha assecondato o esasperato, fino a liberare immagini poetiche come lo sfarfallio delle ali di un angelo e il tormentato fluttuare delle anime di Paolo e Francesca. L’esclusività e la particolarità delle sue opere gli hanno consentito di poter esporre nel corso degli anni in mostre e location importanti, fra cui Assisi, Catania, Lugano, Genova, Roma, Milano, Venezia. Fra i momenti che Marco Nones ricorda con intensa emozione, quello della consegna al Dalai Lama, in visita a Rovereto nel 2001, dell’opera “La speranza del Tibet”, raffigurata con il volo mistico di un falco. “L’angelo in radice” di Marco Nones è esposto dal 2004 in Vaticano, nel foyer di Sala Nervi. Nel marzo 2008 ha proposto 25 opere con il tema della vita di Gesù nel contesto unico ed esclusivo della Sagrestia del Bramante della Basilica Santa Maria delle Grazie a Milano, in occasione della mostra “Le radici del sacro”, fortemente voluta dai Padri Domenicani. Definirlo uno “scultore del sacro”, però, è alquanto riduttivo. A meno che non si estenda il concetto di “sacro” ai semplici gesti quotidiani che celebrano la bellezza della vita. Per l’artista di Cavalese può esprimere sacralità una mano che sfiora il grembo materno. Così come l’inebriante rilassamento di un volto che si abbandona alla luce. Un intreccio di sguardi. Un abbraccio. O la tensione emotiva di un uomo che esplora la sua inquietudine.

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